Roberto Battestini

Recensione al lavoro di Roberto Battestini su La civiltà cattolica, quad. 4054.

«A caro sangue»La storia è una saga familiare complessa, violenta, spietata e, al tempo stesso, colma di beatitudine – nel senso evangelico del ter-mine: «Beati gli afflitti, perché saranno consolati» (Mt 5,4) –, bel-lezza e provvidenza. Negli anni Ottanta, le regioni dell’Abruzzo e delle Marche sono segnate dalle cruente rapine dei fratelli Rolando e Pasquale Batte-stini, che lasciano dietro di sé vittime, sangue e violenza. Se nelle cronache giornalistiche si parla sempre dei due fratelli maggiori, nessun cenno invece viene fatto del fratello minore, Roberto, che vive sul limite di questa spirale di violenza. A caro sangue è, infat-ti, la narrazione autobiografica di Roberto Battestini, che scrive e disegna la propria esistenza, rileggendola con i propri occhi e con coraggiosa sensibilità. Egli ha sempre lavorato nell’ambito dei fumetti, esplorando cammini diversi, che lo hanno condotto dalle strisce sulla con-trastante rivista Blue alla riscrittura a fumetti della Bibbia, con i cosiddetti catecomics, fino al Premio «Fede a strisce» con Genesi. E la luce fu!7.La copertina del volume già contiene gli elementi fondamentali del Graphic Novel, che verranno declinati attraverso le appassionan-ti strisce fumettistiche: viene rappresentato il volto al contrario di Roberto, con gli occhi chiusi, immerso in un vortice di sangue, e sulla destra l’immagine di un piccolo foglio su cui è disegnato, con tratti fanciulleschi, un volto stilizzato dietro delle sbarre che vengo-no ghermite da due piccole mani. Il volto adulto, dormiente suggerisce un sentimento di sereni-tà, e allo stesso tempo gli occhi chiusi evocano il senso di morte, 4.R. Battestini, A caro sangue, Torino, 001 Edizioni, 2018.5.M. Rizzo – L. Bonaccorso, Salvezza, Trebaseleghe (Pd), Feltrinelli Comics, 2018.6.M. Biani, La banalità del ma, Gallarate (Va), People, 2019.7.R. Battestini, Genesi. E la luce fu!, Bologna, EDB, 2008.

397«GR APHIC NOVEL»: LA VITA A FUMETTIoppure onirico, di chi contempla se stesso, la propria vita; il colore rosso del sangue diviene l’elemento che attraverserà tutte le vignet-te e scomparirà solamente nelle ultime cinque tavole, che daranno spazio al colore azzurro del cielo e del mare. «Nel romanzo – racconta Roberto Battestini – faccio un parallelo tra il sangue dei miei fratelli, che mi ha aiutato ad aprire gli occhi sulla croce, e il sangue versato da Gesù, che ci ha redenti»8. La storia è raccontata attraverso un «cromanzo», come l’autore stesso defini-sce il suo procedere per immagini e colori: «Ho cercato di rendere, attraverso il racconto cromatico, sia un periodo storico che gli stati d’animo. Così, il colore diventa un mezzo per spaziare dentro l’ani-mo dei protagonisti»9.All’inizio della storia a fumetti incontriamo «Pino, il bambino triste», l’alter ego di Roberto che, come viene detto, è triste perché gli hanno rubato i genitori: «I miei genitori sono stati truffati dalla vita, rapiti dai problemi e uccisi dai miei fratelli»10. Le prime pagine della storia mostrano Roberto adulto, con l’indica-zione del tempo (8 dicembre 2007), mentre incontra il padre, con l’in-tenzione di farsi raccontare il suo passato, affinché possa rielaborare la storia della propria famiglia. Capiamo sin dagli inizi che non è una storia facile, per la reticenza del padre a raccontare, mentre una tavola, che oc-cupa l’intera pagina, rappresenta il «perché Roberto è triste»: il disegno vede padre e figlio, con il cane, di spalle, che passeggiano su un viale con un cielo grigio che incombe, colore che sconfina sulla strada percorsa. Roberto indossa una giacca rossa, colore che, come abbiamo detto, attra-verserà tutta le vicende della famiglia.La storia si snoda attraverso un ampio flashback, che vede padre e figlio raccontarsi camminando. Il ricordo prende avvio dalla nascita di Roberto, ripercorre i suoi anni di scuola, vissuti nell’inconsape-volezza delle rapine dei fratelli, fino al momento in cui un suo com-pagno, forse per invidia dei voti alti in disegno che aveva Roberto, gli fa avere un foglietto raffigurante un volto dietro le sbarre, rive-lando chi siano veramente i suoi fratelli. Il male viene mostrato nella 8.www.cittanuova.it/a-caro-sangue 9.Ivi.10.R . Battestini, A caro sangue, cit.,28.

ARTE MUSICA SPETTACOLO398sua forza e violenza e intacca anche la vita di Roberto, come egli stesso dice: «Da quel giorno la mia vita cambiò e iniziò la mia per-sonale Shoah». Un banale gesto, come può essere quello compiuto dal compagno di scuola, mette in atto una profonda crisi, facendo vedere come il male si propaghi e condanni non solamente chi lo compie, ma anche coloro che hanno legami o relazioni con lui. Sebbene Roberto non abbia nessuna colpa, in realtà si sente complice anche lui del male compiuto dai fratelli. Emblematici sono i disegni che rappresentano un incubo ricorrente di Roberto: in un campo di concentramento, vestito da ebreo, scava la propria fossa, con il pensiero che dice: «Io non ho fatto niente»11; la guardia con il mitra spianato gli dice: «Tu hai ucciso un uomo»12, mentre gli spari del fucile lo giustiziano e lo risvegliano. Allo stesso modo, la consapevolezza di ciò che i fratelli stavano compiendo aumenta la distanza tra i genitori: un indurimento del cuore da parte del padre e un sentire gli affetti come labili, fragili in un vuoto che attanaglia e incombe. Anche la vita di Roberto si inclina verso abissi esistenziali, come egli racconta nel capitolo «L’inesistente»: «un modo per fuggire la mia situazione familiare che non accettavo»13. Le relazioni ester-ne, riflettendo le problematiche, diventano ferite provocate dalla si-tuazione familiare, come mostra il racconto della storia del fratello Pasquale, che alterna periodi in galera, fughe, latitanze e spirali di violenza. Il figlio minore rimane sul limite tra l’essere travolto dal mulinello delle sostanze e dall’alcol e una vita all’insegna dell’ordine e della giustizia, vivendo la scissione dell’esistenza; Roberto ha toc-cato il male della vita, si sente crocifisso ingiustamente, perché nato «in una storia di cui non capisci il senso»14. Sembra che il muro che si sta creando nell’animo di Roberto nei confronti della sua famiglia sia sempre più insormontabile, attor-niato dalla scia di sangue dei fratelli, dalla droga che essi assumono, dall’andirivieni nelle carceri di massima sicurezza. Le loro lettere spedite a Roberto diventano dei ganci che non gli permettono di 11.I vi, 65. 12.I vi, 66.13.I vi, 121.14.I vi, 156.

399«GR APHIC NOVEL»: LA VITA A FUMETTIallontanarsi mai definitivamente, fino al giorno della morte di Ro-lando, avvenuta in carcere con un fornelletto a gas e «infilando la testa in un sacchetto di plastica o in un secchio»15. La morte di Pasquale, l’altro fratello, arriva nel 1988, durante una sparatoria con una volante della polizia. Di nuovo le vignette si tingono di rosso, mentre il muro con il padre diviene impenetrabile, forse per difendere quel poco che era ancora vita: «Era come se aves-se eretto un nuovo muro attraverso il quale potevo vederlo. Parlarci. Perfino abbracciarlo»16. Non a caso in una vignetta della tavola viene raffigurato il padre che sta ascoltando un album dei Pink Floyd, con un implicito riferimento a T h e Wa l l, che parla proprio dei muri di incomunicabilità che si ergono all’interno della propria solitudine disperata.Il muro del dolore, il male versato, i sensi di colpa entrano anche nell’animo di Roberto: «Una parete eretta negli anni con la solitudine e la paura di essere me stesso, con la paura di soffrire […]. Ero il fratello di Rolando e Pasquale. Non potevo essere amato. Non mi spettava»17. In questo modo anche le relazioni amorose di Roberto naufra-gano tra incomunicabilità, irrealtà, immagini false di sé, idee di amori possessivi che riflettono soltanto il proprio egoismo, con il conseguente inasprimento delle dipendenze da alcol e droghe. Neanche un periodo trascorso nella comunità del Ceis (Centro ita-liano di solidarietà per il recupero delle tossicodipendenze) sortisce gli effetti desiderati, evidenziando gli aspetti problematici della sua personalità e della sua incapacità di amare profondamente. La guarigione di Roberto avviene non mediante i centri di re-cupero e di aiuto, ma attraverso un cammino di fede che gradual-mente affiora: un incontro con il Cristo della croce e della risurre-zione. Roberto racconta: «Capii quel giorno che nella sua passione lui racchiudeva gli altri due. Era lui il mio fratello morto per strada come un cane. Era lui quello morto soffocato dal gas nella fredda cella di un carcere […] e dalla croce aveva decretato che io no, non sarei morto solo, come i miei fratelli. Io sarei rimasto»18. 15.I vi, 180.16.I vi, 207.17.I vi, 211.18.I vi, 249 s.

ARTE MUSICA SPETTACOLO400L’epilogo vede Roberto nella quotidianità, mentre accompagna la moglie per una sessione chemioterapica ed è al mare con i figli. Finalmente, dopo tanto colore rosso, l’occhio si sofferma sull’azzur-ro del mare e del cielo: la serenità di una esistenza normale che ha il sapore della quiete dopo la tempesta. A caro sangue ha un continuo rimando a personaggi ed episodi biblici, tra cui Giacobbe ed Esaù, Giuseppe e i suoi fratelli, la lotta fra Dio e Giacobbe, Abramo e Isacco. Ogni personaggio biblico evocato esprime un’attinenza alla vita di Roberto e soprattutto alle difficili relazioni con i fratelli e il padre. Possiamo dire che la sua vita è «biblica», perché si affaccia e si specchia nei tradimenti fami-liari che Dio, in una maniera imperscrutabile, riesce a riannodare, non facendo scomparire il dolore, ma dando la forza di renderlo parte fondante della propria esistenza. La storia di Roberto Battestini viene ripresa tra le mani, con una consapevolezza che il dolore rimane un aspetto della vita, a volte misterioso, contraddittorio e contrastante, ma non costituisce la parola definitiva sull’essere umano

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